Numero 14, Aprile 2003
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Ulteriori informazioni sul progetto Vila Esperança: http://www.xs4all.nl/~picaflor
Dieci anni sono passati dalla nascita del progetto Vila Esperança.
Dieci anni in cui un sogno, un'utopia ha preso lentamente ma sicuramente forma; un posto dove gli esseri umani possano vivere in armonia tra loro e con la natura; nel rispetto e valorizzazione delle diverse culture (occidentale, africana ed india nella fattispecie); nel rispetto e nella valorizzazione di ogni singolo individuo, sia esso femmina o maschio, bambino o anziano, sano o portatore di handicap; un posto dove bellezza e giustizia si prendono per mano, secondo una famosa espressione dello scrittore Edoardo Galeano.
Buona lettura!
Dopo le vacanze invernali [agosto in Brasile, N.d.R.] ritornano i neonati, i bambini e gli adolescenti che frequentano Vila Esperança. Riaprono le porte l'asilo nido, la scuola, la ludoteca, ricominciano le prove magiche di una realtà rinnovata.
Ricordo che per me, quando ero alle elementari, ritornare a scuola dopo un periodo di assenza, soprattutto se si trattava di vacanze, era un vero trauma. Le inventavo tutte per ritardare al massimo il momento nefasto di indossare il grembiule nero, il colletto bianco inamidato e il fiocco azzurro (lo so che qualcuno sorriderà pensando che si tratta di un momento preistorico, visto questo modello leggermente fuori moda...) Mi rifugiavo dietro febbri improvvise ottenute grazie alla vicinanza ravvicinata e "avvicinatissima" del termometro al termosifone, fino al giorno in cui, colto in flagrante da mia madre, non ci furono più pretesti per ritardare neanche di un'ora l'incontro con la terribile maestra e le sue bacchettate sulle dita (altra risatina, la vedo, altro ricordo preistorico).
Mi tornano in mente queste fanciullesche tragedie personali quando comparo la mia repulsione scolastica con l'entusiasmo di cui i nostri bambini si rivestono all'idea che ricominci un nuovo semestre. Spesso li incontro per strada nei periodi di vacanza, ansiosi, pieni di domande, pieni di voglia di attraversare il portone di questo luogo che amano. Sentiamo urgente, noi della Vila, la responsabilità di mantenere in vita questi segni di interesse e di felicità perché non è certo comune, per questi bambini, poter vivere periodi di stabilità, di cura, di attenzione, di crescita.
Ci interroghiamo spesso sul senso di una educazione realmente aperta, rispettosa delle differenze. Una educazione che tenga conto dei limiti, che sappia rispettare il cammino di ciascuno, un'educazione che per realizzarsi non debba passare attraverso le mani dell'oppressione, dell'impartire ordini a voce alta, del nervosismo. Non è facile.
I nostri bambini provengono da situazioni direi a rischio, crescono nell'incertezza affettiva, alimentare, economica. Realtà che alimentano l'aggressività, l'intolleranza, lo squilibrio. E' necessario un lungo e faticoso dialogo d'amore, un amore testardo che sfidi la realtà comune, che affronti i nostri limiti e i loro e, pazientemente, li superi.
E' una lotta che vede gli sforzi ricompensati quando, quasi all'improvviso, ci ritroviamo di fronte dei ragazzini indipendenti, capaci di organizzarsi, sereni, per quanto possano esserlo, con i pesi che si caricano sulle spalle, curiosi e attivi. Sottolineo l'importanza del QUASI all'improvviso, perché in realtà questi cambiamenti sembrano avvenire in un'area che definirei sub cutanea, per esplodere poi in un atteggiamento nuovo, uno sguardo diverso, un atteggiamento che nasce da tutta una serie di sforzi di chi cerca di educare e di chi cerca di apprendere e che, in realtà, educa a sua volta. Sforzi che, apparentemente, sembrano non avere alcun esito.
Mi vengono in mente i bambini che l'anno scorso frequentavano la prima elementare e che quest'anno sono in seconda. Non riesco a dimenticare gli incontri di danza con loro, nei nove mesi passati insieme nel 2001. Cercavo musiche e linguaggi che potessero interessarli, mi sfinivo per cercare di entrare nel loro mondo e soccombevo interiormente alla sensazione che l'esito era quasi nullo. L'unica realtà che sembrava interessarli era, nel momento della creazione libera e danzante, prendersi a pugni e rotolarsi per terra fra insulti e sputi. Ma ho imparato a capire che in realtà mi guardavano e, nel supposto disinteresse, nasceva in loro il desiderio di una convivenza amichevole e tenera.
Quest'anno, in seconda, stento a riconoscerli. Lungi dall'essere divenuti angeli in terra, si muovono e danzano armoniosamente i labirinti delle loro piccole vite, le loro speranze, le allegrie. Alcuni hanno viaggiato con un breve spettacolo realizzato insieme agli adolescenti e agli anziani dell'ospizio. Una danza in cui, col corpo, raccontavano la storia di un incontro, l'incontro con la diversità.
Non è questo un paese di miracoli ma una realtà di tentativi che nascono tutti, indistintamente, dal desiderio di incontrare qualcosa che chiamiamo amore. Questo sentimento così industrializzato, calpestato, sfruttato, usato e confuso è ancora l'unico ingrediente che garantisce il successo di qualsiasi odissea. Per cosa e per chi altrimenti lottare e sfidare, per cosa vincere l'inerzia se non per la delizia di sentirsi amati e seminare e ricevere sguardi di comprensione?
Nathan è uno dei primi bambini ad essere tornati al nido dopo un mese e mezzo di assenza. Adesso ha un anno e cinque mesi. Confesso che mentre salivo le scale che conducono alla sede provvisoria del nido, mi rodeva il dubbio che non mi riconoscesse. E' così piccolo....Sarà che ancora ricorda chi sono?. Mi sono avvicinato alla culla col fiato sospeso e l'ho guardato dormire con la testa affondata nel cuscino. Non ho resistito alla tentazione di accarezzargli i capelli e lui, dopo qualche secondo, ha aperto lentamente gli occhi. E' bastato un secondo per focalizzare l'immagine di chi aveva di fronte perché potessi assistere a un sorriso radioso come un'alba senza paragoni. Non potrò mai dimenticare.
E' così che questo qualcosa di impalpabile continua ad alimentare l'avventura in cui tutti, grandi e piccoli, siamo immersi e che si chiama Vila Esperança. A me, che non ho voglia di scrivere trattati sull'educazione alternativa, sulle analisi di comportamento e così via, andava solo di raccontarvi questo, amici...La magia di un sorriso. Qualcosa che chiamiamo amore.
Oggi é un giorno speciale! La bambina che porta nel cuore tutti i nostri sogni, desideri, realizzazioni e speranze sta compiendo 10 anni. Già é quasi un'adolescente.
Sapete di chi stiamo parlando? Questa bambina con il cuore di una grande donna si chiama Vila Esperança... Vila Esperança con l'età di una bambina e la maturità di una donna.
Una donna che ci accoglie nei momenti belli e nei momenti difficili, che ci insegna con affetto a percorrere i cammini della vita senza toglierci la libertà di scelta, che ci mostra che non siamo appena uno in più nel mondo amaro e senza speranza nel quale viviamo, ma che siamo capaci di gridare che siamo vivi e forti perché abbiamo speranza.
Una donna che ci educa con i suoi giochi divertenti affinché possiamo educare altre persone con saggezza e allegria.
Una donna che ci corregge quando vede che siamo deboli e ci lasciamo andare alle nostre difficoltà umane.
Infine, Vila Esperança é molto più grande di quanto sembri.
C'é un dettaglio, lei é nata solo perché dentro al cuore di Vila Esperança esistono persone che credono nei sogni, persone che cambiano la notte con il giorno non solo perché hanno molto lavoro, ma perché credono che il raggio del sole che nascerà domani sarà ancora più forte perché durante la notte le stelle sono state presenti, in ogni gesto di affetto posto sul cammino di Vila Esperança. E soprattutto persone che credono in ognuno di noi così come siamo, con i nostri difetti e qualità, sbagli e cose giuste, con la nostra crescita umana che aumenta ogni giorno.
Vogliamo ringraziare tutte le persone responsabili di questo tesoro posto sul nostro percorso. Che Dio vi dia la possibilità di continuare a ricamare e abbellire questa pietra preziosa di grande valore umano. Auguri a tutti e molta forza!
Scuola di Danzaterapia Maria Fux
Espaço Cultural Vila
Esperança
Il 23 novembre di quest'anno 2002 rimarrà per me e per noi tutti della Vila una data storica. All'interno degli eventi realizzati per celebrare i dieci anni di esistenza dell'Espaço Cultural Vila Esperança, è stata ufficialmente inaugurata con Maria Fux la scuola di danzaterapia che porta il suo nome. Sento nel corpo e nel cuore la responsabilità di portare avanti la proposta di vita di questa donna che ha dedicato e continua a dedicare tutta la sua esistenza a una danza che aiuta a vivere in pienezza, con dignità. Nell'essere radice e ponte, come Maria ama dire, scopro la continuità di un messaggio che fa vibrare le corde della mia essenza più profonda, dei miei desideri, dei miei sogni. Essere. Essere ed esistere costruiti intorno al proprio centro, in un cammino costante ed eterno in direzione alla libertà, all'incontro con l'altro. L'altro, simile forse o diverso; a volte distante, a volte isolato, a volte malato, l'altro che come me vuole vivere e vivere in movimento, in crescita.
Quando otto anni fa ho conosciuto Maria Fux, non pensavo che questa donna minuta, stupenda , con gli occhi accesi di un azzurro carico di visioni, potesse indicarmi con tanta chiarezza un cammino che mi permettesse di incontrarmi, e nell'incontrarmi mi proiettasse verso l'altro. Prima i suoi libri poi, grazie a un amico, l'incontro e da allora, nonostante la distanza geografica, una comunione costante. Mi affascina in Maria anche il coraggio e la dignità di una artista che nel pieno di una carriera brillante e in ascesa, ha rinunciato a questo tipo di successo e glamour per dedicarsi alla ricerca di una danza che restituisse vita all'uomo comune, al discriminato, a chi pensa di avere limiti insormontabili e che può superarli o accettarli e gridare il suo: "Sì posso". E dicendo si alla danza trasforma l'angoscia e il dolore in speranza.
Ho capito che un cambiamento dentro di me era avvenuto e che i semi di Maria cominciavano a germogliare quando, quattro anni fa, ho conosciuto Lazara. Isolata dalle sue stesse paure, dalla malattia che l'ha inchiodata da sempre alla sedia a rotelle, parte ormai del suo corpo diverso. Per sette mesi ho danzato per lei, a porte chiuse, nella sua stanza, bussando alle porte, chiuse, del cuore. Mi guardava immobile e nella sua immobilità che mi pareva eterna mi ripetevo costantemente le parole di Maria: "Il movimento nasce anche quando non lo vediamo". Così, forse alle soglie di un senso in me di crescente impotenza, un pomeriggio indimenticabile, la sua mano mi è venuta incontro e nella mano tutto il corpo che non poteva e il suo sorriso. Ora Lazara partecipa ad eventi, ride e si esprime con la sua mano carica di espressione. E mi pare che per me questa mano sia un simbolo forte oggi, perché la vedo apparire e stendersi dentro ogni persona che durante gli incontri sente che può rompere le catene e danzare la vita.
Nel 2003 Maria festeggerà i suoi 81 anni. E' motivo per me di profonda allegria vedere come il tempo l'ha resa più forte, più viva, più intensa, più umana. So che questo si può realizzare in ciascuno di noi perché non si tratta di un miracolo ma di un cammino attraverso il movimento che è la stessa vita. La scuola col suo nome è una promessa; ovunque sarò la proposta di Maria sarà presente in me come una possibilità di realizzazione umana, per tutti.
Anche per me che danzando, vivo ...
Il 2003 ha aperto le porte con la vittoria della speranza. Un uomo semplice, un operaio, viene eletto dalla stragrande maggioranza della popolazione, Presidente della Repubblica. Per strada la gente fa festa, si commuove, danza ed esulta per un momento storico di straordinaria importanza. Un momento in cui qualsiasi uomo, qualsiasi donna, che crede nella giustizia e nella possibilità di cambiamento, sente che davvero la speranza ha vinto la paura. Luiz Inacio Lula Da Silva rappresenta oggi, credo, il coronamento di un sogno che il mondo stava perdendo. Un sogno non solo brasiliano, un sogno universale.
Ma oggi, un giorno in cui vogliamo qui a Vila Esperança unirci agli amici per dare inizio idealmente e praticamente a questo nuovo anno che ci guarda e ci attende, desidero parlare di un altro Luiz. Un bambino di cui si ignora la data di nascita e la storia. Non si conosce la famiglia, forse neanche il nome è il suo. Difficile dargli un'età. Sta sulle sedia a rotelle, è spastico e guarda con la testa incerta, reclinata sulla spalle. Lo trova circa un anno fa Suor Aspasia, la direttrice dell'ospizio in cui lavoro con la danzaterapia. Viveva, non si sa da quanto, in un orfanotrofio. Niente della sua storia, solo una realtà di pidocchi, disnutrizione, una immensa solitudine.
Nell' ospizio la grande famiglia lo accoglie come un regalo. Gli interni lo trattano con tenerezza, la stessa che riservano a chiunque. Sono persone straordinarie, definite ufficialmente "portatori di handicap" e in sordina chiamate "gli scemi". Persone senza schemi, senza barriere, che quando sentono amore lo trasudano e regalano con naturalezza, senza riserve.
Rapidamente Luiz si trasforma; alimentato e accudito, amato, assume un'aria placida e spesso, sorride. Comincia a partecipare agli incontri di danzaterapia, ma mi accorgo che la sua realtà richiede un'attenzione speciale e decido di fare un lavoro con lui individuale prima di inserirlo nel gruppo. Non esistono ricette per incontrare il cuore e il corpo di una persona come lui e così tento, come sempre, alcuni cammini. Scopro che se gli tendo la mano, riesce a stringermela forte e mi accompagna con la sedia a rotelle, facendosi guidare. Sorride, sorride sempre e si diverte. E' pesante ma riesco a tenerlo in braccio per un po' mentre danzo e lui si abbandona felice a un contatto che ci alimenta entrambi.
Decidiamo con suor Aspasia di fargli usare un pannolone per minimizzare inconvenienti e continuo su questa strada. Dopo qualche mese sento che ci siamo fermati, che bisogna incontrare altre soluzioni, crescere in qualche modo, in una direzione diversa. Programmiamo di farlo venire a scuola qui a Vila Esperança perché abbia contatto con altri bambini ma una notizia fulminante, una novità, frena questo progetto.
Si scopre che Luiz è epilettico. Cominciano altre cure e rimandiamo la sua venuta nell'attesa che la sua situazione fisica si stabilizzi e possa convivere coi bambini più tranquillamente. Luiz però comincia a manifestare stati di torpore dovuti alle medicine e negli incontri di danza, spesso, il suo corpo è come una massa senza forma e senza vita. Solo gli occhi accompagnano tutto e, anche nel torpore, riescono a sorridere. Vive stati alternati in questo senso e lo reinserisco nel gruppo in attesa di trovare una soluzione.
Una possibilità nuova giunge con l'arrivo di Maria Fux. Durante un incontro nell'ospizio, Maria mi suggerisce di farlo lavorare sul pavimento, disteso su un materasso. Il contatto con la terra potrebbe restituirgli sicurezza.
E così arriva dicembre, una breve pausa per le vacanze natalizie. Lo vedo la notte della vigilia, su un mangiatoia nella cappella dell' ospizio, sorride come se fosse consapevole del ruolo che rappresenta Mi pare una presenza che straordinariamente interroga, così fuori dagli stereotipi natalizi. Ancora qualche giorno e riprendo gli incontri di danza. Combino un giorno con Suor Aspasia per organizzare il lavoro di quest'anno e proporle una dimensione nuova per il lavoro con Luiz.
Questo giorno è ieri.
Mi aspettano sulla porta come sempre. La pioggia torrenziale mi ha fatto ritardare. Adriana mi viene incontro e sorridendo un po' mi dice: " Il tuo bambino è morto".
Il cuore fa un salto con un rumore sordo di tamburo. Lo chiamavo così, il mio bebè, perché sapevo che mi avrebbe sorriso. Non sono riusciti ad avvisarmi in tempo. Si è addormentato e pare che la morte gli abbia fermato il cuore, silenziosa e all'improvviso.
In pochi secondi sento che mi investe la sua immagine, il sorriso tormentato dalle mosche, i suoi sguardi. Non ho fatto in tempo a trovare una strada con lui. E' difficile dare lezione con questo dolore improvviso, mi vedo piangere e sento gli sguardi su di me. Loro, gli interni, sorridono. Sono abituati alla morte e una saggezza intensa li guida alla separazione. Sono io che li aiuto?
Non riesco a muovere un solo passo ma so che la danza ci attende. Invito tutti a raggrupparci nel posto dove Luiz abitualmente stava con la sua sediaarotellecorpo. Lo solleviamo idealmente come quando era visibilmente presente e tutti lo culliamo guidati da un canto che dice "Lascia che io viva la triste sorte e che sospiri la libertà"
Ci muoviamo per la stanza con Luiz moltiplicato fra le braccia di tutti. Luiz si fa leggero leggero come una farfalla che vola da sola. La farfalla si avvicina alla finestra e scompare nell'aria, lontano. Le nostre mani lo salutano. Riprende la danza, questa volta un ritmo brasiliano di tamburi. Guardo i vecchietti e vedo che sono straordinariamente sereni e felici.
Non credo di sentire colpa ma si' urgenza. L'urgenza di cambiare, di trovare soluzioni, di aprire finestre e cercare speranze. Questa vita ha fretta, sento che non abbiamo tutto il tempo del mondo e chi ha bisogno del nostro aiuto, a volte, non resiste all'attesa. Luiz mi insegna questo, all'inizio di un anno marcato da un nome semplice, nome di gente qualsiasi.
Un Luiz sale al potere dopo una vita di resistenza e di lotta, un altro Luiz sorride dalla sua sedia a rotelle e ci guarda in attesa che ci muoviamo per andargli incontro. E' abbastanza perché ci alziamo investiti da stimoli forti, da speranze nuove, da urgenze. Vila Esperança avrà quest' anno una classe in più delle elementari, accoglierà, spero, più bambini all'asilo nido e freme gravida di tanti progetti nuovi.
Sento che è necessario credere che ce la faremo. E sento che Luiz ci crede anche se ha avuto fretta di andarsene. Forse col suo breve passaggio da queste parti ha voluto ripetere che c'è gente che aspetta. Aspetta solo che ci muoviamo.
Il 12 agosto abbiamo ripreso le attività del secondo semestre. Ricominciano la Scuola, la Brinquedoteca e la Materna,
Mese di studio delle Tradizioni Popolari.
Il secondo semestre ha concentrato e dato maggior enfasi alle attività artistiche e culturali, per la preparazione degli eventi commemorativi dei 10 anni di Vila Esperança, di fine novembre 2002.
Mese di studio e pratica di Ecologia e Educazione Ambientale
Preparazione del Mese del Bambino. Durante il mese sono continuate le prove di danza e di canto, e la preparazione degli addobbi per i 10 anni di Vila Esperança.
E in questi giorni, finalmente, sono state completate:
- la nuova area di prato verde, che prima dell'alluvione era il frutteto e il pollaio;
- la ristrutturazione del Quilombo, teatro coperto,con il suo nuovo volto;
- i tetti delle capanne dell'Aldeia, il villaggio indio-museo;
- e, coloratissimo, il nuovo Circo!!!!! Che finalmente ha occupato il posto del "Circo Invisibile" (una maniera positiva e speranzosa di dire che il Circo non c'era più) che da marzo aveva sostituito il vecchio Circo strappato dalla violenza della pioggia dell'alluvione.
Tutto pronto, o quasi, per festeggiare i 10 anni di Vila Esperança!
The Day After - La Speranza ha vinto!
Cari amici e amiche.
Il cuore batte più forte! E é in questo batticuore di Speranza vittoriosa che scriviamo per completare con voi il nostro girotondo di allegria.
Tempo senza uguali nella storia del Brasile. Un operaio e una baby-sitter raggiungono il potere. La classe lavoratrice, i senza-terra, i senza-tetto, i senza-voce, i senza-identitá, tutti noi ci rivitalizziamo nella speranza. Sappiamo che non sarà facile, ma la possibilità di sognare é già una vittoria.
Lula ha appena fatto il suo primo pronunciamento ufficiale: semplice, simpatico, con profumo e sapore di gente.
Chissà che non inauguriamo realmente una nuova era?
Baci stellati da Vila Esperança
Per i 10 anni di Vila Esperança, abbiamo avuto come invitati di onore:
Maria Fux, di Buenos Aires, con parte della sua équipe del Centro Creativo de la Danzaterapia;
Maria Palumbo e Liliana Grinberg, specialmente invitata per l'inaugurazione del Centro di Danzaterapia Maria Fux a Vila Esperança;
Marcos Antônio dos Santos, dell'Ilê Axé Opô Oluodé di Salvador, con la sua équipe;
Maria do Socorro e Dona Elze dos Santos, specialmente invitato per inaugurare il gemellaggio con il Progetto di Educazione Multiculturale di Vila Esperança.
Nel Circo, spettacolo del Grupo Teatro Camaleão.
E il Grupo-Circo Alegria do Povo ha distribuito allegria e colore a tutti, bambini, adulti, genitori, amici di vecchia data; abbiamo condiviso pamonha, piatto tipico regionale a base di mais, e mandioca, preparate in mutirão [lavoro collettivo, N.d.R] insieme alle mamme dei bambini della Vila.
E per finire la festa, una ricca merenda africana, con acarajé, farofa, inhame, e manjar. Tutto al ritmo di Ijexá, con i canti e le danze dell'Afoxé Ayó Delê!
É stata una festa emozionante, semplice e dolce, ricca di amore.
Tutta la Vila era presente. Ed é stato in questo momento solenne e conclusivo dei festeggiamenti che ognuno di noi, bambini, adolescenti e adulti, équipe di coordinamento e funzionari, genitori e amici, ha ringraziato la Vila per aver camminato tanto in questi 10 anni e dandole forza e appoggio per continuare ancora dieci e dieci e dieci anni!
É stato votato il Logotipo dell'Assemblea, scelto fra 12 disegni fatti dai componenti del Governo Mirim 1. Fra gli osservatori esterni invitati, sono venuti da Goiânia due rappresentanti del Programma Agenda 212
... il 2003 é alle porte. Il 27 gennaio, la scuola crescerà: riceverà 4 classi!!!
Ci aspetta un anno di grande lavoro, di grandi sogni, di grandi realizzazioni, di grandi prospettive, di grande crescita, un anno con un Brasile che sogna e che grida con Lula "La speranza ha vinto la paura!¨
Un grazie a tutti voi che appoggiate il Progetto di Educazione Pluriculturale dell'Espaço Cultural Vila Esperança, e che sperate e credete con noi che "Un altro mondo é possibile"!