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In questo numero Pio Campo ci racconta le impressioni del dopo tourné e ci introduce alle novità nella danzaterapia; l'articolo è lungo, per cui abbiamo poi dato subito spazio al calendario delle attività, attività a cui partecipano, sempre più in prima persona e in ruoli fortemente collaborativi, i genitori dei bambini della Vila.
Questo coinvolgimento degli adulti è un segnale fortissimo in un contesto in cui le famiglie, spesso, sono disgregate e le figure genitoriali assenti o sullo sfondo; ricordo ancora la Pasqua di 5 anni fa, in cui aiutammo gli educatori della Vila a preparare una ricca colazione per la mattina della domenica, con frutta, dolci e mille prelibatezze; lavorammo per tutta la notte e il giorno dopo le persone arrivarono, si avvicinarono ai tavoli e prima timidamente, poi sempre più disinvolte, cominciarono a mangiare e a riempirsi le tasche cibo. Poi se ne andarono alla chetichella, così come erano arrivate.
Io domandai a Lucia perchè pochi avevano ringraziato e nessuno aveva aiutato: lei sorridendo mi rispose che la strada da percorrere era lunga, prima di coinvolgere gli adulti. E ora, i genitori fanno mutirão (lavoro volontario) per raccogliere i fondi per al festa del diploma dei loro bambini! Uno straordinario successo!
Buona lettura!
Sono passati quasi tre mesi dal nostro rientro in Brasile ma spesso le immagini, le sensazioni e i colori dell'ultimo viaggio in Italia con lo spettacolo ``Terra Papagallorum'' ci rapiscono al lavoro quotidiano che è ripreso, come sempre, con grande intensità e nuovi progetti.
I ventotto appuntamenti in varie città, con amici di lunga data e altri appena acquisiti, sono stati carichi di emozione, diversi l'uno dall' altro ma sempre veri e nella ricerca della comprensione e della limpidezza. E anche quando la comprensione, in rarissimi casi, non è avvenuta, è stato importante incontrarsi.
Adesso che sono qui seduto a scrivere mi assale il ricordo dei preparativi dello spettacolo, ogni volta come se fosse la prima volta, l'ansia che nasce dalla camaleontica necessità di adattarsi a spazi sempre nuovi, la magia di trovarsi davanti a un pubblico di cui senti il respiro e l'attesa, la gioia e la sorpresa, l'incanto e qualche difficoltà, le risate e il silenzio. A volte tutto scorre liscio come un fiume in corsa, altre si ha quasi l'impressione di entrare a occhi chiusi in una grande casa di cui non conosci niente e vai avanti fiutando gli odori, ascoltando i pensieri di chi ti sta davanti e non vedi. Altre ancora bisogna lottare per raggiungere il cuore di chi ti sta guardando e attende. E poi l'altro incontro, nelle case dove siamo stati accolti da amici sempre preoccupati di farci sentire a casa e attenti alla stanchezza che inevitabilmente assale e che fa parte del gioco. Case sempre diverse, alcune circondate di neve e calde di tenerezza, altre distese su laghi quieti che cullano il sonno, case di città immerse nel movimento e altre abbracciate da alberi e campi di granturco. Case amate dal mare. L'odore delle lasagne appena sfornate o delle minestre, le cene a notte fonda fra occhi luminosi e stanchi, la curiosità del primo incontro e la pace che nasce a volte nel sentirsi vicini nonostante le distanze, intimi nonostante legati da poche ore di convivenza. Case fatte di suoni e di colori, di profumi e del respiro dei suoi abitanti. Case nel silenzio della notte dopo il lavoro, dopo l'incontro e la cena, dopo i sorrisi e le parole. Notti profonde in cui si mescolano i sogni delle scene, i volti degli amici, i viaggi in macchina; notti spiate dagli spiriti che come sospiri ci passano accanto e vegliano il sonno.
A distanza di mesi tutto questo è ancora vivo e presente e mi fa pensare a quanto fantasiosa e ricca sia la vita, quanto è bello sentirsi accolti e come la comprensione spesso non dipenda da quanto tempo passiamo insieme ma dal desiderio di incontrarsi e conoscersi, dalla importanza di cogliere ``l'attimo fuggente'' che non si ripete ma che ``è `` ed è eterno. Sento che lo spettacolo fatto di parole, suoni, colori, attese e silenzi è questo attimo fuggente tessuto dal senso del nostro lavoro, da ciò che crediamo, da un modo di interpretare la realtà, di educare e comunicare. Se passassimo ore e ore a parlare di come sono strutturate le giornate nella Vila Esperança, ore a raziocinare sulla prassi e l'etica del lavoro, sulle difficoltà e le politiche , forse l'incontro non sarebbe così intenso.
Sento che quando scriviamo abbiamo la necessità di informare gli amici su quanto accade da questa parte del mondo, sul progetto. Ma nel momento dell'incontro avvertiamo la necessità della festa, dello spettacolo che sa racchiudere la magia che avvolge il nostro mondo e che rappresenta anche la possibilità economica del suo sviluppo.
Sento che questa festa è diversa perché generata da un mondo latinoamericano e non europeo, per questo a volte non del tutto comprensibile. Ma credo anche che è dalla sfida della diversità che nascono possibilità nuove di crescita, possibilità reciproche di crescita. In questo momento, dopo undici anni in Brasile sento che non sono state le parole a farmi crescere ma i momenti in cui potevo guardare la diversità e mi lasciavo interrogare, senza pensare di aiutare, di fare, di questionare. Guardare mi aiuta a comprendere e i momenti passati a guardare e ascoltare hanno avuto l'età di anni. Devo alla pazienza dei miei compagni brasiliani la mia permanenza nella scuola della pazienza e il dono di una lenta capacità di lettura del mondo del sud, pieno di contraddizioni, di suoni e colori diversi, di poche parole. E alla danza creativa della mia maestra, Maria Fux. La sua danzaterapia mi ha proiettato nel mondo del silenzio, nella magia del gesto che nasce dal cuore e per questo è vero ed eloquente.
La magia del corpo che parla.
Mi pare incredibile che in un mondo fatto di parole si possa col linguaggio muto del corpo raggiungere livelli di comunicazione altissimi e profondi. Da quattro anni lavoro con 40 interni dell'
ospizio Sao Vicente de Paula di cui ho già parlato in altre occasioni. La danza con questi miei amici sordi e portatori di vari tipi di handicap ci ha condotti in un sentiero fitto di emozioni che ci ha portati a una conoscenza reciproca impastata di amore e ammirazione mutua. Quattro anni lunghi, costanti, di incontri religiosamente rispettati e partecipativi, senza assenze immotivate, sempre veri. Quattro anni che ci hanno visti scambiare una decina di parole che il vento ha rapito e che mai hanno raggiunto le orecchie, attente a altre comunicazioni. Il corpo ha parlato per noi, ha cantato i suoi misteri, le sue luci, il suo dolore, la sua ricerca di essenza, di verità. E dopo quattro anni ho capito che bisognava fare comunque un passo in avanti, crescere per non adattarsi alle conquiste già assodate.
La risposta ancora una volta non poteva essere la parola e la risposta me l'hanno data i bambini di Vila Esperança. In aprile, prima di partire per l'Italia avevo organizzato una festa in ospizio con i bambini della quarta elementare per commemorare lo studio sulla cultura indigena che avviene nella Vila tutti gli anni con i bambini della scuola e della ludoteca. Da quella festa è arrivata la risposta. Al rientro in Brasile ho fatto ai bambini la proposta di lavorare con me in ospizio, una volta alla settimana. I piccoli pionieri della danza hanno accolto con entusiasmo l'idea.
Le immagini che i miei occhi raccolgono da questi incontri valgono qualsiasi sforzo e sono per me lezioni incredibili di vita. La vita bambina di questi bambini e la vita adulta di persone alla fine di un cammino sulla terra che si mescolano senza difficoltà, vite che si comprendono nella danza, nella musica muta del cuore, nei giochi senza età, nei giochi veri che sono un esercizio di amore. Mercoledì scorso ho offerto come stimolo un lungo elastico che sul pavimento disegnava un contorto cammino. I corpi disegnavano questo cammino con armonia, i corpi ne cambiavano il disegno, le mani lo prendevano a volte per condividerlo con gli altri. L'elastico è come la vita. I bambini e gli anziani lo avevano capito e inventavano la vita danzando.
In un angolo, un po' nascosto, Fabiano, uno dei bimbi della quarta elementare, lasciava le lacrime scorrere cariche di emozione. Mi pare una grande conquista , un passo in più nel cammino verso la nascita di uomini nuovi, che bambini abituati alla violenza, all'aggressività, a un maschilismo spietato, possano intenerirsi fino alle lacrime assistendo al miracolo della comunicazione che rompe le barriere delle differenze, che accoglie in un unico caloroso abbraccio persone di diverse età, di storie diverse, di limiti diversi, per lanciarle in una dimensione di comprensione, accettazione, rispetto mutuo. In questi momenti appare la naturale benevolenza umana, sempre oppressa, sempre schiacciata, sempre nascosta. Ed è in questi momenti che respiriamo di sollievo. In questi momenti si imprime nella memoria e nei nostri desideri, qualcosa che il cuore rincorrerà per il resto della vita.
Raccontare non è come vivere in prima persona e mi sento privilegiato. Vorrei che chi legge potesse capire, ma avverto in questo desiderio la contraddizione, perché davvero credo che la comprensione avverrebbe solo attraverso un gesto poetico e forse muto.
Del viaggio in Italia, a sottolineare quanto ho fino ad ora scritto, mi rimane un'altra immagine, dei giorni a Torino. Per caso abbiamo scoperto una festa di inaugurazione di una mostra di cultura africana e più precisamente sul Benin. Abbiamo subito deciso di partecipare. L' ambiente era incantevole per la presenza forte dei colori, della magia, degli odori dell'Africa. Gli africani presenti, avvolti in incredibili abiti tipici, suonavano strumenti di percussione e quando siamo entrati hanno immediatamente invitato il nostro piccolo Ronaldo1 a suonare. Per un'ora Ronaldo ha fatto parte della festa in cui, senza parole ha riconosciuto la madre Africa che gli scorre nel sangue e dalla quale si è lasciato cullare. Abbiamo ripensato a tutti gli anni passati a seminare le tracce per rifare il cammino verso le origini, alle programmazioni costanti volte a ricostruire in bambini bombardati da messaggi capitalisti e razzisti, il senso di appartenenza a una cultura ricchissima e discriminata come quella africana e indigena, studi e manifestazioni volti a ricostruire il senso di dignità e l'orgoglio di avere sangue misto nella vene. Guardando Ronaldo in quei momenti in cui, con una naturale familiarità si lasciava trasportare dalle danze rituali del Benin, salutava ed era salutato in Xangò, l'Orixà2 al quale appartiene, cantava e suonava, capivamo che non è stato un tempo perduto, che questi anni non sono passati senza lasciare tracce, ma che è nato un piccolo popolo di persone che camminano ad occhi aperti.
Se potessi suonare questo articolo o potessi trasformarlo in colore e danza sarei più contento, ma prendetelo così com'è è.
Solo chiudete gli occhi e alla fine.
E respirate.
(pubblicato sul notiziario della Rete Radié Resch)
Festa Junina
Come conclusione del primo semestre di attivitá, la Festa
Junina ha riunito tutti i bambini della scuola e della brinquedoteca nell'Aldeia.
Inoltre erano presenti alcune ospiti dell'asilo São Vicente de Paula
che svolgono un lavoro di danzaterapia.
Durante la settimana si sono svolti laboratori con i bambini per la preparazione degli addobbi per la festa: bandierine colorate, lanterne di carta, ecc.
Ogni gruppo era responsabile della realizzazione di un gioco da proporre poi a tutti.
E cosí, tutti agghindati a festa, abbiamo passato una bellissima giornata tra giochi, danze, canti, indovinelli, e cibi tipici!
Ora comincia il mese di luglio, é di ferie, per i bambinidurante
il quale i bambini hanno vacanza. Noi invece prepariamo tutto per ricominciare
le attivitá ad agosto; facciamo la programmazione del secondo semestre,
organizziamo il materiale per la scuola, sistemiamo le sale e facciamo
manutenzione ... Arrivederci ad agosto!
E tante promesse, tante parole. Concretamente, o meglio, economicamente,
il bilancio é stato di 3 risposte negative, per mancanza di fondi,
alle nostre richieste riguardo l'invio di funzionari statali a Vila Esperança,
il sostegno al Progetto AFOXÉ [vedi Vila Notizie n.8, Settembre
2000] e al Progetto Danzaterapia all'Asilo São Vicente de Paula
[vedi Vila Notizie n.7, Marzo 2000].
E cosí, senza disperarci, come sempre ci ribocchiamo le maniche
e continuiamo ad andare avanti, con tutto il loro formale appoggio, condito
di ammirazione e rispetto. Ma restano parole, solo parole.
Si riprendono le attivitá, scuola e brinquedoteca, dopo la
pausa del mese di luglio. Agosto é ricominciato a pieno ritmo, aumentando
le attivitá con la danzaterapia e educazione artistica per i bambini
della 4a elementare.
Festa del Papá
Pamonhada5 con i genitori per raccogliere fondi per la festa di fine anno della 4a elementare.
In questo secondo semestre abbiamo dato particolare attenzione ai bambini della 4a elementare: sono gli ultimi mesi che trascorreranno alla Vila, prima di andare alle scuole medie. E quindi molte attivitá nuove, artistiche e culturali, sono state proposte in maniera intensiva e privilegiata solo a questa classe.
Inoltre, in questo secondo semestre, pur continuando le attivitá educative, artistiche e culturali con i bambini, si é cercato di dare maggior enfasi alla formazione dell'equipe di adulti, per poter arricchire e far crescere gli educatori acnhe attraverso scambi con altre realtá; il primo passo in questo senso é stata la visita alla grande Esposizione 500 anni di Brasile a São Paulo.
In occasione della Festa di Cosimo e Damiano, abbiamo inaugurato
il Mese dei Bambini.
Fili di bandierine di carta gialle, azzurre, rosa e bianche sono state appese in tutta la Aldeia e nel Circo.
Abbiamo intonato canti e e fatto giochi della tradizione popolare; ogni gruppo ha poi presentato agli altri, nel Circo, un canto e una danza. Poi abbiamo festeggiato tutti insieme con cibi tipici e tanti tanti tanti dolci, dolcetti e dolcettini.
E per finire, ognuno ha ricevuto un regalo:
le bambine, una bellissima bambola di stoffa, confezionata da noi, con treccine e fiocchetti, vestitino e pizzetti;
i bambini, un bel pallone giallo;
tutti, molta allegria e affetto.